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Dott. Rossano Tosi Psicologo-Psicoterapeuta, Sessuologo Brescia

Eiaculazione ritardata Brescia

Disturbi del desiderio: eiaculazione ritardata / impossibile

L’eiaculazione ritardata\impossibile (d’ora in poi E.R) rientra in quelli che vengono comunemente chiamati disturbi dell’orgasmo maschile, assieme alla più conosciuta eiaculazione precoce ed alla aneiaculazione.

Iniziamo la nostra analisi dal presupposto che il processo eiaculatorio è molto più complesso di quanto generalmente si pensi, sia da un punto di vista anatomico e fisiologico che psicologico. Viene generalmente suddiviso in due momenti distinti, correlati fra loro ed interdipendenti l’uno con l’altro: emissione del liquido spermatico; espulsione dello stesso.

Il primo è relativo al processo attraverso il quale il liquido seminale viene accumulato nell’uretra prostatica, pronto per essere espulso con le contrazioni orgasmiche; il secondo invece riguarda il meccanismo muscolare di espulsione dello sperma che coincide solitamente, ma non sempre, con l’orgasmo maschile. Questo secondo processo porta con sé le sensazioni orgasmiche di inevitabilità e di pressione.

È un disturbo con una bassa incidenza nella popolazione maschile, stime precise non ne esistono anche se si ritiene comunemente che sia un disturbo che riguardi circa il 2% della popolazione italiana (stime internazionali riportano un’oscillazione fra il 2% ed il 4%).

Possiamo definire l’E.R, seguendo in parte i criteri del DSM V, come: “di un persistente o ricorrente ritardo, o assenza dell’orgasmo, dopo una normale fase di eccitazione sessuale che il clinico, tenendo conto dell’età del soggetto, giudica adeguata per localizzazione, intensità e durata”. La sintomatologia può variare da una assoluta incapacità eiaculatoria ad una eiaculazione possibile solo dopo una lunga ed intensa stimolazione.

L’individuo deve riportare in almeno il 75% dei rapporti sessuali il marcato ritardo nel raggiungimento dell’eiaculazione, o l’assenza completa della stessa.

I sintomi devono manifestarsi come minimo per circa 6 mesi.

Si tratta di una disfunzione poco comune e fra i disturbi dell’orgasmo maschile è il meno frequente. È caratterizzato psicologicamente dalla sensazione vissuta dal paziente che l’eiaculazione sia comunque raggiungibile da un momento all’altro, cosa che poi viene frustrata dall’impossibilità.

Le cause di E.R sono molteplici e vengono distinte principalmente in organiche e psichiche, a seconda che la disfunzione sia originata da una compromissione somatico-anatomica oppure psicologica.

L’approccio al paziente sofferente di E.R, come in ogni altra disfunzione sessuologica, deve prevedere innanzitutto un’anamnesi completa ed approfondita attraverso cui fare una diagnosi differenziale che sia in grado d’indirizzare meglio il clinico nel proseguimento del lavoro. L’inizio quindi di ogni percorso sessuologico, compreso perciò quello per E.R è rappresentato da un controllo medico specialistico, in questo caso un urologo o un andrologo, a cui potrà poi far seguito, se ne esistono i presupposti (esclusione di cause organiche), un lavoro psicosessuologico.

Il medico dopo la raccolta anamnestica ed una visita generale a cui farà seguire un esame obiettivo dei genitali (prostata compresa) oltre a far fare, quando lo ritenga opportuno, le opportune indagini strumentali del caso (ematochimiche, endocrinologiche, esami neurofisiologici etc.).

Da un punto di vista organico fra le cause che possono condurre a questo quadro sintomatologico si possono trovare: tumori o traumatismi del midollo spinale, sclerosi multipla, neuropatie sensitive (diabetica), un’anormale assetto ormonale (es. iperprolattinemia).

Lasciando la diagnosi e la cura delle cause organiche al medico specialista, passiamo a concentrarci sulla natura degli aspetti psicologico-relazionali che possono essere alla base di questa disfunzione, quando siano escluse cause organiche, o che possono ulteriormente aggravare una situazione di natura medica.

Nel corso del tempo sono state offerte diverse spiegazioni sulla causa psicologica dell’E.R, e fra i clinici vi è ormai accordo su alcuni punti:

  • vedere in essa una forma di aggressività inespressa verso le figure femminili;
  • paura del concepimento;
  • presenza di figure femminili invasive e controllanti che possono limitare la libertà individuale del maschio;
  • scarso accesso alle risorse interne (fantasie, immaginazione etc.);
  • eccessivo controllo;
  • tendenza a vivere le sensazioni provenienti dal proprio corpo con una scarsa o nulla partecipazione, limitandosi così il piacere e la possibilità di lasciarsi andare.

Generalmente i soggetti sofferenti di E.R preoccupati dalla loro condizione e dalla performance, entrano in uno stato di auto osservazione ossessiva in grado di bloccare il piacere, cosa che solitamente non avviene durante la masturbazione, situazione in cui il soggetto si sente libero di vivere le proprie fantasie erotiche, vivendo quindi una condizione di normalità che lo conduce a non manifestare il sintomo.

Spesso accade che i soggetti affetti da E.R evidenzino anche una difficoltà evidente nell’utilizzo delle proprie fantasie sessuali, mentre sono impegnati in un atto sessuale con la partner, viceversa potrebbero raggiungere l’eiaculazione più facilmente se riuscissero ad integrare la fantasia nel rapporto di coppia, magari parlandone o proponendole alla propria compagna.

Un primo importante passo nella terapia della E.R è relativo alla comprensione della domanda di cura, lo psicosessuologo deve capire cioè quale sia la motivazione che spinge l’uomo a chiedere un intervento. Questo aspetto è importante in quanto aiuta a comprendere come venga vissuta questa disfunzione sia dal singolo sia dalla coppia, così da poter identificare se sia l’uomo a chiedere maggior piacere per se o se viceversa voglia dare qualcosa in più alla donna, senza dimenticare l’aspetto riproduttivo che spesso è alla base della richiesta d’intervento.

Il piacere diviene uno degli elementi su cui far ruotare la terapia psicosessuologica.

In questa prospettiva assume particolare importanza l’indagine dell’immaginario erotico del soggetto, oltre a quello della coppia, così da comprendere meglio se esiste una sorta d’inibizione a vivere il piacere delle proprie fantasie.

Il clinico cercherà in collaborazione con il soggetto e con la coppia di spostare l’attenzione dalla prestazione, con tutti i problemi che derivano da un eccessivo investimento autoreferenziale che produce ansia, al piacere in quanto tale, come elemento portante del rapporto sessuale.

In quest’ottica verranno stabiliti dei compiti mansionali atti a ristabilire il contatto corporeo attraverso la sensibilizzazione di tutto il corpo e non solo dei genitali.

Qui entrano in gioco elementi quali l’esplorazione tattile e il gioco fine a se stesso, in questa fare il soggetto verrà incoraggiato a prestare attenzione solamente alle proprie sensazioni corporee ed emotive, di qualunque natura esse siano.

L’esperienza corporea, che prima veniva evitata, ora diviene il fulcro dell’esperienza sensoriale ed emotiva che vive il soggetto e che vive la coppia.

Sarà spesso necessario introdurre in queste prime fasi il divieto del coito completo, da un lato per evitare il riemergere delle sensazioni sgradevoli di fatica e difficoltà, dall’altro per permettere la scoperta di nuove modalità per raggiungere il piacere e l’eiaculazione.

All’interno del percorso terapeutico, il clinico deve anche dedicare un giusto spazio a quella che viene comunemente definita “pedagogia sessuale”, fornendo le adeguate informazioni in ambito anatomo fisiologico circa la sessualità, andando a sfatare alcuni miti ed alcune idee parassite che possono far parte del processo patologico.

Inoltre, aspetto non secondario, la coppia deve riscoprire la propria sessualità che è andata via via compromettendosi con l’avvento della disfunzione, in quest’ottica relazionale il percorso non può terminare con l’arrivata e desiderata eiaculazione, ma dovrà anche comportare una ridefinizione dei ruoli e dei vissuti che siano più confacenti alla rinnovata e ritrovata serenità sessuale e relazionale.

Dott. Rossano Tosi
Psicologo Brescia

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Ultima modifica: 16/11/2016

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