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Dott. Rossano Tosi Psicologo-Psicoterapeuta, Sessuologo Brescia

Eiaculazione precoce Brescia

Eiaculazione precoce: aspetti generali, diagnosi e terapie

L’eiaculazione precoce rientra in quelli che vengono comunemente chiamati disturbi dell’orgasmo maschile, assieme all’eiaculazione ritardata-impossibile ed alla aneiaculazione.

La definizione clinica riportata sul DsmV afferma in proposito: “modalità persistente o ricorrente di eiaculazione che si verifica durante i rapporti sessuali, circa un minuto dopo la penetrazione vaginale e prima che l’individuo lo desideri”.

I sintomi devono essere presenti come minimo per 6 mesi e devono manifestarsi in almeno il 75% dei casi.

L’incidenza è piuttosto alta, anche se i dati non sono univoci, ma si parla di una cifra che può arrivare fino al 40% della popolazione maschile sessualmente attiva.

Nel corso della vita si stima che ogni uomo possa andare incontro ad una situazione che può rientrare, a grandi linee, nella descrizione fatta per l’eiaculazione precoce, nella maggior parte dei casi però si risolve spontaneamente senza ledere l’autostima del soggetto e senza comportare problemi rilevanti nella coppia.

Le cause di E.P sono molteplici e vengono distinte principalmente in organiche e psichiche, a seconda che la disfunzione sia originata da una compromissione somatico-anatomica oppure psicologica.

L’approccio al paziente sofferente di E.P deve prevedere innanzitutto un’anamnesi completa ed approfondita attraverso cui fare una diagnosi differenziale che sia in grado d’indirizzare meglio il clinico nel proseguimento del lavoro, l’inizio quindi di ogni percorso sessuologico è perciò rappresentato da un controllo di natura medico specialistica a cui potrà poi far seguito un lavoro psicosessuologico.

Il medico, solitamente uno specialista andrologo o urologo, dopo la raccolta anamnestica farà seguire un esame obiettivo dei genitali, compresa la prostata, oltre a far fare, quando lo ritenga opportuno, le opportune indagini strumentali del caso (ematochimiche, endocrinologiche, esami neurofisiologici etc.).

Tra le principali cause organiche possiamo trovare la brevità del frenulo che può determinare un’aumentata sensibilità peniena; la flogosi dei genitali (prostatiti etc.) che comporta un abbassamento della soglia dei riflessi con conseguente velocizzazione del tempo di latenza; cause neurologiche sia centrali, più rare, sia periferiche, più frequenti quali la neuropatia diabetica; cause di natura endocrinologica quali ad esempio ipertiroidismo. In queste circostanze, così come in altre qui non citate, il medico adotterà le misure necessarie per limitare, o risolvere ove possibile, la situazione.

Per quanto riguarda le cause di natura psicologica, essendo il ventaglio delle possibili spiegazioni molto vasto e variegato lo psicosessuologo deve lavorare tenendo conto di molteplici fattori, personali e relazionali.

Si riscontrano spesso aspettative non realistiche riguardo al partner, bisogni o desideri divergenti, concomitanti disfunzioni sessuali della compagna\o, ambivalenza nei confronti della figura femminile etc., oltre al fatto che ormai è pensiero comunemente accettato che le persone che soffrono di E.P abbiano una certa difficoltà “generale” nelle relazioni interpersonali.

I clinici sono solitamente concordi nel ritenere come una possibile causa primaria sia quella che viene comunemente definita “ansia da prestazione”, che si manifesta nella continua auto valutazione dell’uomo nei propri confronti per quanto riguarda la propria performance, la virilità etc.

Questo processo conduce alla creazione di una cornice cognitiva e comportamentale che riduce o addirittura annulla il piacere relazionale del rapporto sessuale, riducendolo a puro parametro di giudizio.

Il meccanismo si autosostiene conducendo alla creazione di ulteriore ansia che abbasserà a sua volta la soglia di eccitazione conducendo ad un restringimento del tempo di latenza, cosa che a sua volta condurrà ad altra ansia e così via, innestando una spirale contorta e peggiorativa.

Solitamente l’ansia presente nel rapporto sessuale genera un meccanismo di difesa percettiva contro l’eccitazione stessa , tale che l’uomo inizia a porre la propria attenzione al di fuori di se stesso e del proprio corpo, portandola sui tempi di durata, sulla qualità dell’erezione, sull’eccitazione provocata nella partner etc.

L’uomo diviene spettatore e giudice della propria performance perdendo il contatto con le proprie sensazioni corporee ed erotiche e questo conduce alla perdita delle sensazioni premonitorie dell’eiaculazione stessa che diviene così qualcosa di non prevedibile e nemmeno controllabile.

Uno degli obiettivi del percorso psicosessuologico consiste anche nel chiarire come la coppia sia disfunzionale e non l’individuo stesso che al massimo è un “portatore del sintomo”. Si deve inoltre capire e chiarire alla coppia come il sintomo abbia modificato la relazione e le dinamiche affettive, andando magari a mutare degli equilibri consolidati nel tempo.

All’interno del percorso terapeutico è consigliabile dedicare anche il giusto spazio a quella che viene definita “pedagogia sessuale”, fornendo le opportune informazioni in ambito anatomo fisiologico circa la sessualità, andando così a sfatare alcuni miti ed alcune idee parassite che possono far parte del processo patologico.

Generalmente la terapia psicosessuologica prevede due passaggi: il primo consiste nel condurre il paziente ad avere una buona consapevolezza delle sensazioni pre eiaculatorie, tanto da divenire in grado di riconoscerle, così da aumentare la propria capacità nel gestire il riflesso eiaculatorio; il secondo passaggio riguarda l’ansia da prestazione e le sue ricadute sull’autostima da un lato e sulla capacità del paziente di stabilire una soddisfacente relazione intima.

Le terapie mansionali vanno proprio in questa direzione, avendo lo scopo di aiutare il paziente ad acquisire un maggiore controllo volontario dell’esperienza orgasmica, questo è ottenuto attraverso la migliorata percezione delle sensazioni erotiche che emergono durante la fase eccitatoria; il paziente diviene in grado di entrare in contatto con le proprie sensazioni senza timori, in tutta naturalezza.

Il paziente viene invitato ad auto osservare il proprio corpo, a conoscerlo acquisendo una maggiore familiarità con esso e con le sensazioni che prova.

Si può contemporaneamente condurre il soggetto, attraverso appositi esercizi, a vivere un maggiore rilassamento corporeo e mentale, così da allentare la tensione psicofisica che solitamente accompagna l’attività sessuale. Questi esercizi vengono ripetuti anche prima della penetrazione.

Aspetto focale e poi la ricerca del “punto di non ritorno”, ossia dell’inevitabilità eiaculatoria che possiamo descrivere come quel momento in cui il riflesso fisiologico sopravviene e non vi è più possibilità di rimandare l’eiaculazione, quando l’organico prende il sopravvento sul fisico.

Le tecniche più efficaci al riguardo nascono e si sviluppano dall’approccio di Semans definito “stop e start”: si chiede all’uomo di rivolgere l’attenzione sulle sensazioni fisiologiche e mentali che sopravvengono prima dell’orgasmo, una volta riconosciute si deve interrompere o modificare la stimolazione in modo tale da non raggiungere il “punto di non ritorno” e l’inevitabile eiaculazione, che potrà poi essere invece raggiunta in un secondo momento, dopo 3 o 4 stimolazioni.

Successivamente la stimolazione, in una coppia, avverrà da parte della partner in modo extra vaginale, l’interruzione avverrà su segnalazione dell’uomo e verrà ripresa solo alla completa scomparsa delle sensazioni pre orgasmiche.

Passato questo stadio, quando il paziente ha raggiunto un buon controllo dell’orgasmo e un’adeguata conoscenza delle sensazioni pre eiaculatorie, si procede alla penetrazione che avverrà sempre in linea con la tecnica dello “stop e start”. L’ultimo passo prevede che la penetrazione venga portata a termine in maniera naturale e senza interruzioni.

Le tecniche mansionali, soprattutto quelle in cui il ruolo del partner come in questo caso è attivo, suscitano reazioni diverse nella coppia andando da una piena collaborazione ad un rifiuto sistematico, passando in alcuni casi attraverso tentativi di sabotaggio più o meno consapevole.

Queste dinamiche di coppia forniscono al terapeuta del materiale su cui lavorare con la coppia da un punto di vista emozionale-relazionale e non solo sessuologico, andranno quindi tenute in conto e riportate alla coppia in sedute appositamente predisposte.

La terapia psicosessuologica va sempre concordata con il sessuologo e da questi monitorata, in modo tale che possa essere modificata e “costruita” su misura del paziente e delle sue esigenze, non ché di quelle della coppia. Non basta fare gli esercizi, questo rappresenta solamente una parte del percorso e spesso nemmeno la più importante.

Aspetto focale è rappresentato dalla consapevolezza della situazione da un lato e dalla gestione dell’ansia da prestazione dall’altro, che può essere ottenuta con l’aiuto del terapeuta psicosessuologo.

Dott. Rossano Tosi
Psicologo Brescia

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Ultima modifica: 16/11/2016

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